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Autore:  Leonardo Da Vinci 1452-1519, artista e scienziato italiano.

Frase

Tal’è ‘l mal che non mi noce, quale il bene che non mi giova: li giunchi che ritengono le pagliucole che l’anniegano. >>Condividi

Tanto è a dire ben d’un tristo, quanto a dire mal d’un bono. >>Condividi

Tristo è quel discepolo che non avanza il suo maestro. >>Condividi

Un vaso rotto crudo si può riformare, ma il cotto no. >>Condividi

Trovandosi l’acqua nel superbo mare, suo elemento, le venne voglia di montare sopra l’aria, e confortata dal foco elemento, elevatosi in sottile vapore, quasi parea della sittiglieza dell’aria, e , montato in alto, giunse infra l’aria più sottile e fredda, dove fu abbandonata dal foco. E piccoli granicol . . . >>Segue

Il lume, o foco incordo sopra la candela, quella consumando se consuma. >>Condividi

Il vino consumato dallo imbriaco. Esso vino col bevitore si vendica. >>Condividi

L’inchiostro displezzato per la sua nerezza dalla bianchezza della carta, la quale da quello si vide imbrattare. Vedendosi la carta tutta macchiata dalla oscura negrezza dell’inchiostro, di quello si dole. el quale mostra a essa che per le parole, ch’esso sopra lei compone, essere cagione della conservaz . . . >>Segue

Il foco contende l’acqua posta nel laveggio, dicendo che l’acqua no merita star sopra il foco, re delli elemente, e così vo’ per forza di bollore cacciare l’acqua del laveggio. onde quella per farli onore d’ubbidienzia discende in basso e anniega il foco. >>Condividi

Lo specchio si groria forte tenendo dentro a sé specchiata la regina e, partita quella, lo specchio riman vile. >>Condividi

Il pesante ferro si reduce in tanta sottilità mediante la lima, che piccolo vento poi lo porta via. >>Condividi

La pianta si dole del palo secco e vecchio, che se l’era posto allato, e de’ pruni secchi che lo circundano: l’un lo mantiene diritto, l’altro lo guarda dalle triste compagnie. >>Condividi

I’ rovistrice, sendo stimolato nelli sua sottili rami, ripieni di novelli frutti, dai pungenti artigli e becco delle importune merle, si doleva con pietoso rammarichio inverso essa merla, pregando quella che poi che lei li toglieva e sua diletti frutti, il meno nolle privassi de le foglie, le quali lo di . . . >>Segue

Vedendo il lauro e mirto tagliare il pero, con alta voce gridarono:”O pero, ove vai tu? Ov’è la superbia che avevi quando avevi i tua maturi frutti? Ora non ci farai ombra colle tue folte chiome”. Allora il pero rispose:” Io ne vo coll’agricola che mi taglia, e mi porterà alla bottega d’ottimo sculture, . . . >>Segue

Vedendo il castagno l’uomo sopra il fico, il quale piegava inverso sé i sua rami, e di quelli ispiccava i maturi frutti, e quali metteva nell’aperta bocca disfacendoli e disertandoli coi duri denti, crollando i lunghi rami e con temultevole mormorio disse:” O fico, quanto se’ tu men di me obrigato alla n . . . >>Segue

Non si contentando il vano e vagabondo parpaglione di potere comodamente volare per l’aria, vinto dalla dilettevole fiamma della candela, diliberò volare in quella. e ‘l suo giocondo movimento fu cagione di subita tristizia. imperò che ‘n detto lume si consumorono le sottile ali, e ‘l parpaglione misero, . . . >>Segue

Trovandosi la noce essere dalla cornacchia portata sopra un alto campanile, e per una fessura, dove cadde, fu liberata dal mortale suo becco, pregò esso muro, per quella grazia che Dio li aveva dato dell’essere tanto eminente e magno e ricco di sì belle campane e di tanto onorevole sono, che la dovessi s . . . >>Segue

Trovando la scimia un nidio di piccioli uccelli, tutta allegra appressatasi a quelli, e quali essendo già da volare, ne potè solo pigliare il minore. Essendo piena di allegrezza, con esso in mano se n’andò al suo ricetto. e cominciato a considerare questo uccelletto, lo cominciò a baciare. e per lo isvec . . . >>Segue

… O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti. >>Condividi

A ciascuno strumento si richiede esser fatto colla esperienza. Ciascuno strumento per sé debbe essere operato colla esperienza dond’esso è nato. >>Condividi

Aristotile e Alessandro furono precettori l’un de l’altro. Alessandro fu ricco di stato, il qual li fu mezzo a osurpare il mondo. Aristotile ebbe grande scienzia, la quale li furon mezzo a osurpasi tutto il rimanente delle scienzie composte dalla somma de’ filosofi. >>Condividi

Chi biasima la somma certezza delle matematiche si pasce di confusione, e mai porrà silenzio alle contradizioni delle sofistiche scienzie, colle quali s’impara uno eterno gridore. >>Condividi

Chi disputa allegando l’autorità, non adopra lo ‘ngegno, ma più tosto la memoria. >>Condividi

Chi nega la ragion delle cose, pubblica la sua ignoranza. >>Condividi

Chi si promette dalla sperienza quel che non è in lei si discosta dalla ragione. >>Condividi

Ciò che non ha termine non ha figura alcuna >>Condividi

Come è più difficile a ‘ntendere l’opere di natura che un libro d’un poeta. >>Condividi

D’ogni cosa la parte ritiene in sé la natura del tutto. >>Condividi

Data la causa, la natura opera l’effetto nel più breve modo che operar si possa >>Condividi

De l’error di quelli che usano la pratica senza scienzia, vedi prima la poetica d’Orazio. >>Condividi

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