Sono nato in Franciacorta, una terra dove il profumo delle vigne si mescola al rumore dei trattori e alle campane della chiesa. Da bambino facevo il chierichetto, e ogni mattina osservavo incuriosito le figure dei Santi di Oggi appese vicino all’altare. Non capivo ancora il significato di quelle immagini, ma mi affascinavano.
La mia infanzia fu un miscuglio di curiosità e movimento. Passavo ore in bicicletta, senza sapere che un giorno avrei registrato davvero i miei progressi con strumenti come il Running File Excel o avrei approfondito test come l’efficienza ciclistica. A dodici anni arrivò la mia prima bici “seria”: la mitica Saltafoss, la bici Cross. Con quella imparai cosa significava libertà: salti, sterrati, ginocchia sbucciate e la sensazione di poter andare ovunque.
Verso i sedici anni mio padre mi regalò la mia prima bici da corsa, una splendida Bianchi. Fu con lei che iniziai le prime corse amatoriali, le gare di regolarità e le competizioni ciclistiche che mi fecero scoprire la vera fatica e la soddisfazione dello sport. In quegli anni iniziai anche a correre, senza cardiofrequenzimetri, senza Target Zone, senza obiettivi: correvo perché mi faceva sentire vivo.
La pesca, che già da bambino mi affascinava, divenne un hobby che mi accompagnò per tutta l’adolescenza. Passavo ore sulle rive dei laghi, in silenzio, osservando l’acqua muoversi. Era un modo per staccare, per pensare, per ritrovare me stesso. E quando il pesce non abboccava, mi consolavo con qualche esperimento culinario, magari usando spezie che oggi ritrovo nelle pagine dedicate ai peperoncini e alle spezie.
La banda musicale del paese fu la mia prima scuola di disciplina. Le prove erano lunghe, a volte noiose, ma mi insegnarono il valore del ritmo molto prima che lo ritrovassi nei calcoli dei ritmi. Tra una pausa e l’altra, con gli amici ci raccontavamo storie e battute che oggi ritrovo nelle nostre barzellette e nelle barzellette di oggi.
La scuola era un capitolo a parte. Non ero un ribelle, ma nemmeno un santo. Avevo la testa piena di idee e spesso finivo per perdermi nei miei pensieri. Durante le scuole superiori iniziai anche a lavorare: facevo il banco bar in una pizzeria sul lago d’Iseo. Fu il mio primo vero contatto con il mondo del lavoro, tra caffè, pizze e turisti che arrivavano dal lungolago. Forse è per questo che anni dopo mi sarei divertito con i test di logica, quasi come una rivincita su quei pomeriggi passati sui libri.
La cucina entrò nella mia vita attraverso la necessità. A casa si cucinava spesso, e io osservavo, curioso. Le prime ricette furono disastri memorabili, ma col tempo imparai a destreggiarmi tra pentole e sapori. Oggi potrei cercare tutto con Cerca nel Ricettario o improvvisare qualcosa con ciò che ho in dispensa grazie a Cerca nella tua dispensa. E proprio da quelle prime esperienze nacque anni dopo anche un piccolo software dedicato alle ricette: Il Ricettario.exe.
Il vino era parte del paesaggio. Non lo bevevo, ovviamente, ma osservavo gli adulti parlare di annate, profumi, colori. Solo più tardi avrei scoperto pagine come la Breve Storia del Vino o la relazione tra cibo e vino, ma già allora capivo che il vino non è solo una bevanda: è un racconto.
La fotografia entrò nella mia vita quasi per caso. Una vecchia macchina fotografica trovata in soffitta diventò il mio modo di osservare il mondo. Le prime foto erano sfocate, storte, sbagliate, ma mi insegnarono a guardare i dettagli, a cogliere ciò che gli altri non vedevano. Forse è per questo che, più avanti, avrei apprezzato anche gli aforismi, quelle frasi brevi che racchiudono verità nascoste.
Poi arrivò il motorino, il mio primo vero mezzo a due ruote. La libertà aveva un rumore preciso, ma anche un prezzo: una curva presa male, un attimo di distrazione, e mi ritrovai a fare i conti con la fragilità del corpo. La frattura del femore fu un colpo duro, ma anche una lezione preziosa. Solo qualche anno più tardi arrivò anche la moto, vissuta con più consapevolezza ma con la stessa voglia di libertà. Durante la riabilitazione iniziai a interessarmi alla forma fisica, scoprendo strumenti come il test forma fisica, l’Indice di Massa Corporea e il calcolo dell’energia giornaliera. Molto più tardi avrei raccolto tutto questo nella pagina Run Fitness.
Fu in quel periodo che iniziai a programmare. Le prime righe di codice le scrissi quasi per gioco, cercando di creare strumenti che potessero aiutarmi negli allenamenti. Non sapevo che un giorno avrei realizzato software come Running VB o Running File Excel, ma il seme era già lì.
E poi c’era il cotone. Non lo conoscevo ancora, ma lo vedevo ovunque: nei vestiti, nei tessuti delle lenzuola, nei maglioni che indossavo d’inverno. Mio padre mi accompagnava spesso nella filatura di famiglia, un luogo che mi sembrava enorme: balle di cotone impilate, macchinari rumorosi, nastri che scorrevano senza sosta. Non capivo cosa succedesse davvero, ma osservavo affascinato quei processi che un giorno avrei studiato in ogni dettaglio: dalla fibra alle mischie, dalla cardatura alle prime filature, fino alle guarnizioni della carda e ai difetti del filato. Non lo sapevo, ma quel mondo fatto di precisione, tecnica e pazienza stava già entrando nella mia vita.
La mia adolescenza fu questo: un intreccio di passioni, errori, scoperte e prime responsabilità. Un terreno fertile su cui avrei costruito tutto il resto: il lavoro, le passioni, i software, la vita adulta.
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