La giovinezza arrivò come una stagione di cambiamenti improvvisi. In Franciacorta, tra le colline e i vigneti, iniziai a capire che la vita non ti regala nulla: devi guadagnartelo. Le prime vere responsabilità arrivarono con i lavori estivi, quando ascoltavo gli anziani parlare di annate buone e difficili, concetti che avrei ritrovato anni dopo nella Breve Storia del Vino e nelle relazioni tra Cibo e Vino.
Il servizio militare fu un passaggio obbligato, ma anche un’occasione per mettere ordine nella mia vita. Le sveglie all’alba, le marce interminabili e gli addestramenti mi fecero capire quanto fosse importante conoscere il proprio corpo. Allora non sapevo nulla di Target Zone o di Ritmi di Corsa, ma imparai a riconoscere il mio limite e a superarlo. Ogni corsa nel piazzale della caserma era una piccola battaglia contro la stanchezza, una battaglia che avrei poi approfondito con strumenti come Calcola i tuoi Ritmi.
Ricordo ancora le prime gare improvvisate tra commilitoni: nessuno voleva arrivare ultimo, ma nessuno voleva sembrare troppo competitivo. Era un equilibrio sottile, fatto di sorrisi, sfide mute e qualche gomitata amichevole. Se avessimo avuto pagine come I benefici della corsa o Preparazione alla gara, forse avremmo capito meglio cosa stavamo facendo.
La bici, che da bambino era stata un gioco, divenne un mezzo per esplorare e per allenarmi seriamente. Le prime salite affrontate con determinazione, le discese veloci, il vento in faccia: ogni uscita era un modo per misurare la mia resistenza. Fu in quel periodo che iniziai a registrare i miei progressi, dando vita a strumenti che anni dopo avrebbero ispirato software come Bicyclist File Excel e la Calcolatrice del Podista.
Le moto continuarono a essere una parte importante della mia vita. Dopo l’incidente giovanile e la frattura del femore, tornare in sella fu una vittoria personale. Con il tempo acquistai due moto, ognuna con una storia diversa: una per i viaggi lunghi, una per le uscite brevi. La manutenzione divenne una routine, un modo per prendermi cura di qualcosa che rappresentava libertà. E ogni volta che affrontavo una curva, ripensavo a quanto fosse importante conoscere il proprio corpo, concetto che ritrovavo nei test come il Test di Conconi o il Test di Cooper.
Fu anche il periodo in cui iniziai a programmare con più consapevolezza. Le prime righe di codice le scrissi quasi per gioco, ma presto capii che potevano diventare strumenti utili. Nacquero così i primi prototipi di quello che un giorno sarebbe diventato Running VB, un software pensato per monitorare allenamenti, tempi, frequenze cardiache e progressi.
La cucina, che da ragazzo era stata una necessità, divenne una passione. Le prime ricette serie le provai durante il militare, quando cucinare per i compagni era un modo per creare un momento di normalità. Oggi potrei cercare tutto con Cerca nel Ricettario o improvvisare qualcosa con ciò che ho in dispensa grazie a Cerca nella tua dispensa.
Il vino iniziò a occupare un posto speciale nella mia vita. Vivere in Franciacorta significa crescere circondati da vigneti, cantine e tradizioni. Le prime degustazioni le feci quasi per caso, ma presto capii che il vino non è solo una bevanda: è un racconto. Concetti che avrei ritrovato più tardi in pagine come Vino e Salute o nella Degustazione.
In quegli anni iniziai anche a riflettere su me stesso. Le pagine di Viversani divennero una sorta di specchio: a volte sincero, a volte spietato, ma sempre utile. Mi ritrovai a riflettere su temi come il Burnout imminente, a chiedermi se fossi davvero in forma come credevo con il Test Obesità, o a sorridere leggendo il Test Amicizia.
Altri test mi colpirono più profondamente: Sei un buon Genitore? mi fece pensare a come sarei stato da adulto, mentre Come ti vedono gli altri mi mise davanti a una domanda che non avevo mai avuto il coraggio di farmi. E poi c’era quel misto di ironia e verità del Ti senti Fortunato?.
La pesca, che da bambino era stata un gioco, tornò a essere una passione. Passavo ore sulle rive dei laghi, in silenzio, osservando l’acqua muoversi. Era un modo per staccare, per pensare, per ritrovare me stesso. E quando il pesce non abboccava, mi consolavo con qualche esperimento culinario, magari usando spezie che oggi ritrovo nelle pagine dedicate ai Peperoncini e alle Spezie.
La giovinezza fu questo: un miscuglio di disciplina e libertà, di fatica e leggerezza, di domande e risposte che arrivavano sempre in ritardo. Fu il terreno fertile su cui avrei costruito tutto il resto: il lavoro, le passioni, i software, la vita adulta. E ogni tanto, quando ci ripenso, mi sembra quasi di sentire ancora il rumore degli scarponi sul piazzale, il fiato corto dopo una corsa, il profumo di una cena improvvisata con gli amici.
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